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Posta in eccesso, in molti si decidono a cancellare tutti i messaggi
 
Troppe email, i manager si arrendono Anche la popstar Moby ha annunciato un anno sabbatico dai messaggi elettronici. In Italia: «Per ora noi ce la facciamo». Non c’è malattia che tenga, né influenza, né impegno professionale, familiare o ricreativo. La casella si riempie di e-mail cui dare risposta, minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno, fino a scoppiare. «Sono rimasto così indietro nel rispondere che dichiaro bancarotta», ha scritto sul suo blog qualche settimana fa l’investitore newyorkese Fred Wilson, dichiarazione subito ripresa dal Washington Post e da altri quotidiani. «Se mi avete mandato un e-mail e non siete mia moglie o un mio collega, potreste dover rimandarla di nuovo. Riparto da zero». Come Wilson, sempre più persone ricevono una quantità talmente copiosa di messaggi di posta elettronica che li costringe ad alzare bandiera bianca. GLI SCONFITTI - Tra quelli che hanno dichiarato pubblicamente la loro sconfitta ci sono top manager come Jeff Nolan di Teqlo, che ha dichiarato “Da oggi in poi torno alla comunicazione vocale come modalità principale per interagire con le persone”, ma anche professori universitari come Lawrence Lessig, divenuto famoso nel 2004 per aver dichiarato a Wired la “bancarotta”, dopo aver trascorso un intero week-end a rispondere a oltre 200 e-mail. E persino una star della musica come Moby ha annunciato lo scorso settembre di prendersi un anno sabbatico dall’impegno di controllare la posta elettronica. I NUMERI - Secondo uno studio pubblicato ad aprile da IDC, nel corso del 2007 saranno inviate una media di 97 miliardi di e-mail al giorno in tutto il mondo, di cui almeno 40 miliardi di pubblicità spazzatura. Se i 6,7 miliardi di individui che abitano la Terra possedessero un computer collegato a Internet, la totalità delle mail verrebbe divisa in circa 14 a testa, ma dato che secondo i dati di Gartner Dataquest, proprio ad aprile è stato venduto il miliardesimo personal computer, la media sale a 97 messaggi giornalieri a testa. Di fronte a queste cifre-monstre non c’è dunque da meravigliarsi se il termine di “bancarotta” viene sempre più associato alla posta elettronica. Per fronteggiare questo assalto c’è anche chi come il professore di informatica di Stanford Donald E. Knuth ha deciso di abbandonare l’e-mail dal ’90, come scrive sul suo sito: «Sono stato un uomo felice dal 1 gennaio 1990, quando non ho più avuto un indirizzo e-mail. L’ho usato a partire dal 1975 e credo che 15 anni di e-mail bastino per una vita intera». Anche se Knuth è diventato da tempo uno dei simboli di chi lotta contro le (troppe) e-mail, in realtà proprio sul suo sito si scopre che una segretaria fa il lavoro di cernita del professore separando i messaggi importanti da quelli inutili. IN ITALIA - Non sembrano invece spaventati dalla necessità di controllare l’e-mail di continuo i top manager italiani: «Passo la mia giornata lavorativa costantemente online, quindi per me è normale essere raggiunto in qualsiasi momento tramite e-mail», spiega al Corriere Maurizio Zazzaro, Country Manager Microsoft Entertainment & Devices. «È nella quotidianità per noi poter accedere alle mail “on the go”, avendo sempre il calendario e tutti i contatti aggiornati e sincronizzati, nonostante non si stia sempre fisicamente in ufficio, ma si utilizzino strumenti portatili». DIBATTITO APERTO - «Ogni giorno ricevo centinaia di messaggi di posta elettronica e tantissime telefonate - ci racconta Doo Young Yoo, Presidente di Samsung Electronics Italia - ma ormai mi sono abituato a questi ritmi, mail e telefonate scandiscono la mia giornata. In particolare, le mail sono diventate uno strumento di comunicazione indispensabile, in quanto mi permettono di essere raggiunto in qualsiasi momento, anche durante riunioni o meeting importanti in cui è impossibile rispondere a telefono». Di fronte al partito di chi soccombe di fronte all’invasione di mail, c’è anche chi le difende a spada tratta. David J. Farber, professore di informatica alla Carnegie Mellon University, ha dichiarato al Washington Post: «Non capisco come un investitore come Wilson possa fare una simile dichiarazione. Secondo me dovrebbe abbandonare il settore della tecnologia». Il dibattito è aperto.
 
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