E’ iniziata il 5 luglio e durera’ fino al 12 settembre la seconda edizione di No Tecnostress Days, la manifestazione organizzata da Netdipendenza in collaborazione con l’Anfos (Associazione Nazione Formatori sicurezza sul lavoro), dedicata a chi si sente stressato dall’uso eccessivo delle nuove tecnologie. Sono stati organizzati iniziative ed eventi di vario genere, dislocati in giro per l’Italia: running, gite in montagna, meditazione, cene in pizzeria con il cellulare spento, massaggi residenziali, giornate benessere, tecniche di respirazione, danza tribale e coccoloterapia in acqua termale. Il programma completo e’ scaricabile all’indirizzo http://runfortecnostress.ning.com/
L’obiettivo della manifestazione, è sensibilizzare i lavoratori digitali a godersi davvero le vacanze e difendere la propria salute. Spesso infatti il tecnostress crea tensioni fisiche e favorisce l’insorgere di mal di testa, insonnia, e ipertensione. Tutti sintomi che se prolungati possono mettere a serio rischio la salute.
«Il problema del tecnostress durante le vacanze è molto diffuso – spiega Enzo Di Frenna, presidente di Netdipendenza Onlus– molti professionisti e lavoratori sono assillati dagli impegni e dai risultati, soprattutto durante l’attuale periodo di crisi economica. […] Bisogna capire, dunque, che staccare davvero la spina aiuta a recuperare la concentrazione e la vitalità, affrontando con più energia il rientro al lavoro».
L’Associazione nazionale formatori sicurezza (Anfos) inviterà tutti gli iscritti a promuovere la prevenzione del tecnostress nei luoghi di lavoro, in linea con l’articolo 28 del Testo Unico 81/2008, che prevende l’obbligo per le aziende di difendere la salute dei lavoratori dallo stress correlato, generato anche dall’uso intesivo dei videoterminali. «Il tecnostress è stato riconosciuto come nuova malattia professionale dal giudice Raffaele Guariniello – spiega Giulio Morelli, vicepresidente dell’Anfos – ed infatti stare troppe ore “connessi” può affaticare la mente e compromettere la salute dei lavoratori».
Fonte: Tiziana Raparelli
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